sábado, 8 de junio de 2013

UN'IMMAGINE ANTICA E AL TEMPO STESSO MODERNA DELLA TERRA / UNA IMAGEN ANTIGUA Y AL MISMO TIEMPO MODERNA DE LA TIERRA

MÚSICA: SCHILLER, HIMMELBLAU (ATEMLOS)


PUBLICADO EN RAGUSA-NEWS (SICILIA)
Un gruppo di scienziati con a capo il fisico Hrvoje Tkalcic ha scoperto, infatti, che, rispetto al mantello, il nucleo ha preso a ruotare a una velocità maggiore nelle decadi relative al 1970 e al 1990 mentre ha decelerato nell’altra del 1980.


ITALIANO:

Con una certa assiduità gli uomini di scienza facciamo riferimento ad antichi schemi per acquisire una percezione del mondo conforme alle risorse fisiche che tanta tecnologia ci offre. Tale percezione, che confluisce nelle osservazioni - per non parlare delle intuizioni- dei geni del passato, ci avvicina sempre più alla visione dell’uomo medievale e anche del greco.

Il nucleo della Terra ruota a differenti velocità. È la nuova realtà che neppure Giulio Verne si azzardò a ipotizzare nella sua opera. E tuttavia lo fa accelerando e decelerando con maggiore frequenza di quanto pensassero ai loro tempi personalità del calibro di Edmund Halley.

Ora crediamo, secondo uno studio divulgato in Australia, che questo movimento non sia sincronizzato con quello della massa restante del pianeta. Come dicevamo, nel 1692 l’astronomo e geofisico Edmondo Halley, lo stesso che studiò l’orbita della cometa Halley, aveva formulato l’ipotesi che gli strati interni della terra ruotassero a differente velocità e avessero distinta forza magnetica. Per tutto il secolo XX si pensò addirittura a rotazioni contrarie a quelle degli strati esterni.

Come una specie di dinamo la Terra ci protegge dal letale bombardamento dei raggi cosmici.

In effetti, un recente studio dell’Università Nazionale Australiana ha scoperto che non solo l’indice di rotazione del nucleo è distinto da quello del mantello - che è lo strato immediatamente sottostante alla crosta terrestre- ma che, addirittura, la sua velocità è variabile.

Un gruppo di scienziati con a capo il fisico Hrvoje Tkalcic ha scoperto, infatti, che, rispetto al mantello, il nucleo ha preso a ruotare a una velocità maggiore nelle decadi relative al 1970 e al 1990 mentre ha decelerato nell’altra del 1980.

Questa Terra, che è la nostra casa, è molto viva e ci sostenta perché un insieme infinito di circostanze presenti e passate, che si sono tra di esse intrecciate, l’ha permesso. Non solo il fatto che il nucleo ruoti, ci fa da padre-madre, abbiamo parenti stretti anche un poco più lontano.

Quattromilacinquecento milioni di anni fa, quando il Sistema Solare era ancora in fasce, un pianeta della grandezza di Marte, chiamato Teia in onore della madre di Selene, collise con la Terra.

Una massa informe del suo nucleo, crosta e mantello, schizzò verso l’esterno ma non poté allontanarsi troppo. Rimase purtroppo prigioniera dell’orbita di una Terra che mostrava un’enorme cicatrice.

A poco a poco quella massa informe, che al pari di una bolla di sapone si allungava per poi assottigliarsi, ritornò a recuperare la perfezione geometrica alla quale qualsiasi corpo stellare tende: la sfera.

Da quel cataclisma nacque la Luna; in seguito la sua compagnia si mostrerà indispensabile per rendere possibile la comparsa della vita sul nostro pianeta. La presenza del satellite, infatti, protesse la Terra da nuovi impatti di meteoriti, stabilizzò e rallentò la sua orbita, evitò così il formarsi di un clima estremo dannoso per lo sviluppo delle forme di vita complesse. Inculcò alla Terra ritmi e cicli combinati tra di essi in un modo così perfetto da permettere, almeno nel suo strato più esterno, che il secondo principio della termodinamica potesse essere disatteso.

Nel tempo, intanto, nuovi “mantelli” sono comparsi: l’idrosfera, l’atmosfera, la ionosfera, la magnetosfera…

Sebbene questi involucri concettuali siano evidenziati nell’età moderna e contemporanea, la vita intelligente ha potuto assegnare loro un nome. Già dalla fine del XIX secolo e inizi del XX viene fuori tutta una serie di discipline che, invece di sminuzzare le scienze in tante specializzazioni sempre più concrete, le integra senza disintegrarle. Un caso esemplare ci è offerto dall’ecologia che fa “proprie” parole come “Biosfera”, concetto che dobbiamo a Vladimir Vernadsky, termine subito ripreso e adottato da Theilhard de Chardin. Tanto Vladimir Vernadsky quanto Theilhard de Chardin, entrambi ne parlano come una sfera fisica geometrica che conserva la particella “bio” riferita alla vita e, ancora, Theilhard accenna alla “noosfera”, un termine molto più incisivo per la carica, fisica e spirituale, racchiusa da una sfera del sapere e dell’etica nella Terra.

Questo nuovo passo bio olistico è pressoché inarrestabile. Non sarà qualcosa a sé stante, ma ci farà scoprire nuovi mantelli. Allora comprenderemo meglio i greci. È un bisogno che cresce in misura esponenziale nella mente degli scienziati. Non creerà una nuova disciplina. Consisterà, invece, in un compendio di regole di normale buon senso come respirare o alimentarsi che nessuno considererà pleonastico e scontato o vincolante bensì come una nuova parte del mondo o dell’essere umano: due entità, cioè, che sempre più spesso è difficile separare, limitare o imprigionare dentro confini ben determinati. Sarà un nuovo impulso etico che impregnerà di sé la vita come fa l’atmosfera -termine, questo, coniato nel 1677 da Scheele partendo dagli esperimenti che Torricelli realizzava già dal 1644. Furono loro due, infatti, a scoprirla ma questo non significa che prima gli esseri umani non respirassero!

TRADUCIDO POR FRANCESCO PELLEGRINO

L’indice di rotazione del nucleo è distinto da quello del mantello


ESPAÑOL:

Cada vez los científicos practicamos más la perspectiva antigua para alcanzar una visión del mundo acorde con los hechos físicos que tanta tecnología nos brinda, esta morada que confluye con las observaciones, por no hablar de las intuiciones, de los genios de antes nos acercan más a la mirada del hombre medieval, incluso del griego. 

El núcleo de la Tierra rota a diferentes velocidades, es la nueva visión que ni Julio Verne se atrevió a plasmar en su obra. Y además lo hace acelerando y desacelerando con más frecuencia de lo que comentaran en su momento personalidades de la talla de Edmund Halley. 

Ahora creemos que este movimiento no está sincronizado con el de la masa restante del planeta, según un estudio divulgado en Australia. Pero como decimos, en 1692, el astrónomo y geofísico Edmund Halley, quien estudió la órbita del cometa Halley, especuló ya que las capas internas de la Tierra rotaban a diferente velocidad y tenían distinta carga magnética. Halley planteaba que la Tierra estaba formada por varias esferas, cada una con distinta carga magnética. Durante el siglo XX incluso hubo visiones que apuntaban a rotaciones contrarias a la de las capas externas, como una suerte de dinamo la Tierra nos protege así del bombardeo letal de rayos cósmicos. 

En efecto, ahora una investigación de la Universidad Nacional Australiana revela que no sólo el índice de rotación del núcleo es distinto al del manto, que es la capa que está por debajo de la corteza terrestre, sino que, además, su velocidad es variable. Los científicos liderados por el físico Hrvoje Tkalcic descubrieron que en comparación con el manto, el núcleo rotaba a mayor velocidad en la década de 1970 y 1990, pero desaceleró en la de 1980. 

Esta Tierra, nuestra casa, está muy viva, y nos sustenta porque una constelación de circunstancias actuales y pasadas se han dado cita para que así sea, y no sólo el rotar del interior es nuestro padre-madre, también tenemos familia un poco más lejos. Hace 4.500 millones de años, cuando el Sistema Solar aún vivía su infancia, un planeta del tamaño de Marte, llamado Theia en honor a la madre de Selene, chocó contra la Tierra. 

Una masa informe de nuestro núcleo, corteza y manto salió expulsada al exterior, no pudo ir demasiado lejos, quedó atrapada en la órbita de una Tierra con una enorme cicatriz. Poco a poco a esa masa informe como una pompa de jabón que se estiraba y se encogía, se fue reconvirtiendo a la perfección geométrica a la que todo cuerpo estelar quiere aspirar: la esfera. 

Del cataclismo aquel surgió la Luna; después se mostraría como una compañera esencial para la aparición de la vida en nuestro planeta. La presencia del satélite no sólo protegió a la Tierra de nuevos impactos de meteoritos, estabilizó y ralentizó nuestra órbita, evitó así un clima extremo pernicioso para el desarrollo de la vida compleja y nos inculcó unos ritmos y ciclos orquestados de una manera tan perfecta que permitió que la segunda ley de la termodinámica, al menos en la capa más externa, pudiera ser transgredida. 

Nuevas capas han hecho su aparición con el tiempo, la hidrosfera, la atmósfera, la ionosfera, la magnetosfera… Aún nuevos envoltorios conceptuales aparecen en la edad moderna y contemporánea, la vida inteligente puede nombrarlas. Desde finales del siglo XIX y principios del XX, aparecen una serie de disciplinas que ya no cortan las ciencias en trocitos de especializaciones cada vez más concretas, sino que las integran, en vez de desintegrarlas; tal es el caso por ejemplo de la ecología que aglutina palabras como Biosfera; concepto que debemos a Vladímir Vernadsky, también enseguida adoptada por Teihard de Chardin; hablan de ello como una esfera física geométrica a la par que no pierde la partícula "bio" referente a la vida, es más, Teilhard ya habla de "noosfera", un término aún más desgarrador por la fuerza física y espiritual que encierra una esfera del conocimiento y de la ética en la Tierra. 

Este nuevo paso holístico ya es incontenible, no será algo aparte, pero nos descubrirá nuevas capas, entonces comprenderemos mejor a los griegos, este impulso crece y crece en las mentes de los científicos; no será una nueva disciplina, sino un compendio de reglas de sentido común que nadie, como el respirar o el comer, verá como un adorno u obligación, sino como una nueva parte del mundo o del ser humano, dos entidades a las que cada vez es más difícil separar y poner límite o frontera. Ese nuevo impulso ético impregnará la vida como lo hace la atmósfera, palabra usada por vez primera en 1677 por Scheele a partir de los experimentos de Torricelli que desde 1644 realizaba, ellos son "sus descubridores", lo cual no quiere decir que los seres humanos antes de Torricelli no respiráramos.

EDMUND HALLEY

3 comentarios:

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